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1 settembre, 2016 News

Uno studio condotto in collaborazione tra la Facoltà di Medicina (Prof. Maurizio Battino) e il Dipartimento D3A (Prof. Bruno Mezzetti) dell’Università Politecnica delle Marche, il Dipartimento di Scienze Biomolecolari dell’Università di Urbino (Prof. Mirco Fanelli) e la Scuola di Bioscienze e Medicina Veterinaria dell’Università di Camerino (dott. Augusto Amici), pubblicato sulla prestigiosa rivista “Scientific Reports” del gruppo “Nature” (liberamente scaricabile dal sito della rivista), dimostra come ilconsumo di fragole possa essere particolarmente utile nel prevenire e contrastare la proliferazione di cellule tumorali di cancro al seno, la malattia tumorale con la maggior incidenza e il maggior tasso di mortalità tra le neoplasie che colpiscono le donne nel mondo.

Che l’alimentazione sia uno strumento in grado di influenzare in modo significativo lo stato di salute di ogni individuo è noto. In particolare, il consumo di frutta e verdura alla base della cosiddetta “dieta mediterranea” permette l’assunzione da parte del corpo umano di numerose molecole bioattive, i cosiddetti antiossidanti, quali vitamine e polifenoli, presenti nella categoria di frutti denominati “berries”. Tra questi, le fragole rappresentano il frutto più consumato in Italia, sia come prodotto fresco che trasformato. Proprio per la sua importanza sul mercato italiano, la fragola è stata spesso al centro di progetti di miglioramento genetico per quanto riguarda le sue caratteristiche commerciali, sensoriali e, soprattutto negli ultimi anni, nutrizionali. Così, numerosi studi condotti congiuntamente dai gruppi di ricerca di Mezzetti e Battino hanno già dimostrato come la fragola possieda un’elevata quantità di molecole bioattive (in particolare vitamina C, polifenoli e folati) e come la creazione di nuove varietà dalle elevate proprietà nutrizionali possa svolgere nel consumatore finale numerosi effetti benefici, tra tutti una diminuzione dell’Ldl (il cosiddetto colesterolo “cattivo”), una protezione dai raggi Uv e una diminuzione dei danni causati dall’assunzione di alcol.

Per lo studio in questione è stato scelto di testare sulle cellule tumorali la varietà di fragolaAlba”, derivata da programmi di miglioramento genetico svolti in Italia e già ampiamente utilizzata in altri studi del gruppo di lavoro del prof. Battino. La fragola è stata analizzata per le sua caratteristiche nutrizionali, confermando un’alta capacità antiossidante dovuta al suo buon contenuto di vitamina C e di polifenoli (perlopiù flavonoidi, rappresentati per la maggior parte da antociani). Una volta confermate le ottime qualità nutrizionali di “Alba”, si è ottenuto un estratto per svolgere le parti successive dello studio che prevedevano il trattamento di cellule tumorali in vitro, per verificare l’eventuale effetto antiproliferativo della fragola su cellule di cancro al seno, prima di procedere con la valutazione dell’effetto su esseri viventi (analisi in vivo).

I risultati suggeriscono come, oltre a contenere alte quantità di composti bioattivi, la fragola possieda un potenziale anti-invasivo molto interessante nei confronti delle cellule di tumore al seno, sia in vitro che in vivo. Ovviamente, questo è solo uno dei primi passi nella valutazione degli effetti della fragola su questo tipo di cellule tumorali, e ulteriori studi saranno necessari per svelare con più precisione i meccanismi coinvolti negli effetti biologici del frutto. Il passo però sembra segnato e, anche se non si può affermare che la fragola sia un alimento “miracoloso” per la cura del cancro al seno, è chiaro come possa essere positiva per la salute dell’uomo e utile nella prevenzione dell’insorgenza di numerose patologie cronico-degenerative.

Per maggiori info: dott. Luca Mazzoni, email: l.mazzoni@univpm.it, Tel: 071 2204933

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